L’INIZIO

L’Azione Cattolica nacque il 29 giugno 1867 per opera del circolo giovanile di Viterbo, costituito da Mario Fani, e di un gruppo di giovani di Bologna che in quel giorno lanciarono un appello ai giovani italiani perché costituissero dei circoli a difesa della Chiesa e del Papa e si stringessero in un’unica organizzazione. Il 17 gennaio 1868 i fondatori costituirono a Bologna la Società della Gioventù Cattolica Italiana (SGCI) e ne elessero presidente Giovanni Acquaderni, precisandone le finalità dichiaratamente religiose e rimaste sostanzialmente inalterate fino ad ora: la devozione alla Santa Sede, lo studio della religione, la vita cristiana, l’esercizio della carità. Il 2 maggio 1868 Pio IX approvò l’istituzione col breve Dum filii Belial.

L’OPERA DEI CONGRESSI

Nel 1874 il presidente Acquaderni convocò a Venezia un congresso al quale parteciparono rappresentanti di varie parti d’Italia. L’anno successivo a Firenze fu costituito un organismo stabile, dal 1881 denominato Opera dei Congressi e dei comitati cattolici, col duplice scopo di organizzare annualmente dei congressi e di coordinare l’azione dei cattolici italiani su una triplice linea: religiosa, sociale e politica. La coesistenza di queste tre linee era complicata dalla tensione tra una maggioranza di intransigenti (che rifiutavano il liberalismo e ritenevano il messaggio cristiano in grado di risolvere tutti i problemi sociali e politici, da solo e senza mediazioni) e una minoranza di transigenti (che sostenevano la tesi della conciliazione con la società moderna e il nuovo regno d’Italia). La tensione si accentuò progressivamente e costrinse il papa Pio X a sciogliere nel 1904 l’Opera dei Congressi. Dopo un precedente tentativo compiuto verso il 1878 , l’Azione Cattolica iniziò la sua attività a Cosenza nel 1895 per opera di don Carlo De Cardona, che costituì un gruppo di giovani universitari.

LE UNIONI

Nel 1905 Pio X suddivise  l’Azione Cattolica in quattro organizzazioni autonome: la Società della Gioventù Cattolica Italiana,  l’Unione popolare (per la cultura e la propaganda), l’Unione economico-sociale (per le attività sociali ed economiche) e l’Unione elettorale (per coordinare nuclei elettorali locali, ma col divieto di partecipare direttamente alle elezioni politiche generali, indicato dal 1871 in poi con l’espressione “non expedit“(“non conviene”) per protestare contro la violenta occupazione di Roma nel 1870.

In questo periodo si sviluppò notevolmente in Cosenza l’Unione economico-sociale, che grazie all’impegno di don Carlo De Cardona costituì nella provincia di Cosenza oltre 100 Casse rurali e diede un notevole contributo alla promozione sociale di contadini artigiani. L’Unione elettorale promosse la partecipazione ad alcune elezioni comunali, mentre l’Unione popolare organizzò dei convegni regionali. Circoli giovanili si costituirono in varie parrocchie ma soltanto nel dicembre 1914 vi fu la prima adesione alla SGCI: il circolo “Santa Maria della Sanità” di Cosenza. Dopo alcuni circoli femminili nati all’interno delle leghe di don Carlo De Cardona, nel 1911 fu costituita a Cosenza la sezione femminile dell’Unione Donne Cattoliche Italiane approvata nel 1908 da Pio X.   Nel 1914 l’Azione Cattolica cosentina si schierò apertamente contro la guerra, ma dopo il coinvolgimento dell’Italia si impegnò e si prodigò per l’assistenza della popolazione e degli orfani.

I RAMI

Dopo il termine della guerra mondiale varie organizzazioni cattoliche costituirono federazioni nazionali di carattere civile e nel 1919 un gruppo di cattolici, guidati da don Luigi Sturzo, nel 1919 costituì il Partito Popolare Italiano. In seguito a questi fatti, al termine del 1922 Pio XI sciolse le tre Unioni e l’anno successivo approvò i nuovi statuti dell’Azione Cattolica, concepita come movimento religioso-apostolico coordinato da una Giunta centrale e composta da quattro organizzazioni: la Federazione italiana uomini cattolici  (FIUC), la Società della gioventù cattolica italiana (SGCI), la Federazione universitaria cattolica italiana (FUCI) e l’Unione femminile cattolica italiana  (UFCI), a sua volta suddivisa in Unione fra le donne cattoliche  (UDC), Gioventù femminile cattolica italiana  (GFCI) e Universitarie cattoliche italiane  (UCI). Nel 1934 l’UFCI cessò di esistere e le organizzazioni femminili acquistarono l’autonomia già goduta dalle altre organizzazioni riconosciute come Rami dell’intera AC.

Grazie al fermo sostegno di Pio XI, l’Azione Cattolica riuscì a vivere durante il periodo fascista nonostante la soppressione dei partiti politici e di varie organizzazioni sociali. I Patti Lateranensi del 1929 (11 febbraio), sottoscritti per chiudere la rottura tra Stato e Chiesa Cattolica, apertasi con la violenta occupazione di Roma del 1870, avevano diffuso l’illusione di una piena collaborazione tra Governo Italiano e Santa Sede, ma essa fu di breve durata. Dopo la soppressione delle organizzazioni giovanili cattoliche (30 maggio-2 settembre 1931), rientrata per la forte opposizione di Pio XI, l’Azione Cattolica fu perseguitata nel 1939 per reazione alla forte opposizione di Pio XI alla politica razziale fascista contro gli Ebrei. Ai soci di AC fu proibito di portare il distintivo, dovettero cambiare il nome e rinunciare alle manifestazioni pubbliche non strettamente religiose. Don Luigi Nicoletti, assistente di Azione Cattolica, direttore di “Parola di Vita” (nata dall’AC nel 1925) e professore di Lettere nel Liceo Classico di Cosenza, fu trasferito d’Ufficio a Galatina in Puglia. Le limitazioni del 1939 costrinsero l’AC a rinunciare all’apostolato associato all’esterno, ma involontariamente favorirono fra i soci la ricerca della santità personale. Dopo la fine della II guerra mondiale l’AC riprese la sua attività esterna e diede un forte contributo allo sviluppo del sistema democratico sostenendo la vittoria del partito della Democrazia Cristiana nelle elezioni del 1948.

L’AZIONE CATTOLICA UNITARIA

L’AC seguì con entusiasmo lo svolgimento del Concilio Vaticano II (1963-1965) e ne accolse con convinzione le decisioni.  A tal fine studiò e propose un nuovo Statuto, approvato dal papa Paolo VI il 10 ottobre 1969. L’Azione Cattolica si trasformò in una Associazione unitaria, caratterizzata dalla vita democratica e da una finalità educativa e di evangelizzazione fissata nei primi articoli dello Statuto. Tuttavia l’espressione “scelta religiosa, utilizzata dal primo presidente, Bachelet, fu erroneamente intesa come limitazione alla sola azione all’interno dell’Associazione, e il termine “formazione” sostituì il termine “santità” fino allora adoperato.

A Cosenza questa limitazione fu accettata parzialmente, e di ciò furono espressione due attività significative: la partecipazione del Settore Adulti alle campagne contro l’introduzione del divorzio e dell’aborto nella legislazione italiana, e la creazione di gruppi di Studenti cattolici (aperti anche ai non soci) ispirati dagli ideali cristiani del rispetto dell’uomo, della solidarietà e della libertà. Questi gruppi operarono per vari anni con successo nel momento in cui le scuole superiori erano caratterizzate dal tentativo di dittatura di gruppi estremisti. Col tempo, tuttavia, la tendenza nazionale di chiusura all’interno dell’Associazione per una malintesa concezione della formazione, si diffuse anche nella nostra diocesi.  Attualmente, l’insegnamento di Giovanni Paolo II a impegnarsi nell’evangelizzazione della società, fortemente e costantemente ripetuto da papa Francesco come invito a “uscire” dal chiuso delle chiese, stimola il riesame della prassi associativa.

 

Riferimento bibliografico: Luigi Intrieri, Azione Cattolica a Cosenza (1867-1995), AVE Roma 1997

 

PDF L’AC TRA IL 1914 E IL 1915

PDF BREVE STORIA DELL’AC