Verso l’alto
Verso l’alto: questo è il titolo scelto per accompagnare l’incontro nazionale di AC rivolto a educatori e animatori dell’associazione. A prima vista potrebbe sembrare un motto ambizioso, quasi sfidante. E invece, in questi giorni, abbiamo scoperto come in queste due parole sia racchiusa tutta la profondità e la bellezza del servizio educativo, tutta la tensione di chi sceglie di non restare fermo, ma di accompagnare altri nel loro cammino.
Educare: una parola semplice, ma dal peso straordinario. Fin dall’inizio dell’incontro ci è stato ricordato il valore di questa chiamata e l’importanza che, come AC, attribuiamo alla formazione delle coscienze. Il nostro progetto formativo lo testimonia in modo costante, senza mai voler diventare un manuale del “bravo educatore”, ma come guida delicata per chi vuole camminare insieme. Spesso facciamo fatica a definirci educatori, eppure lo siamo: insieme ai tanti giovani e adulti — più di 1700 — che a Riccione hanno condiviso la stessa chiamata, abbiamo sentito vibrare lo stesso impegno, la stessa responsabilità, la stessa gioia di servire.
Non lo facciamo per primeggiare o sentirci migliori. Lo facciamo perché camminare accanto a qualcuno e contribuire a rendere la sua vita più piena e significativa è un’esperienza che dà senso alla nostra. In questa immagine semplice ma intensa sta forse l’essenza più pura dell’educare: un gesto di vicinanza, una parola detta al momento giusto, un incoraggiamento che apre strade nuove.
Eppure, educare non è mai un percorso privo di difficoltà, fatica e responsabilità. Essere animatori ed educatori di AC oggi significa rispondere a una chiamata che ci spinge a farci strumenti del Signore, presenti nelle vite di chi ci viene affidato. Una chiamata impegnativa, che non può essere relegata a un “tempo separato” dalla nostra vita quotidiana, ma che deve permeare il nostro modo di guardare, di ascoltare, di agire. Educare passa in primis dalla capacità di lasciare spazio, di accogliere, di saper aspettare, senza forzare, senza sostituirsi, ma con la pazienza e la delicatezza di chi sa che ogni persona ha i suoi tempi.
C’è poi la sfida della credibilità: restare coerenti, autentici, imparare ogni giorno, riconoscere i propri limiti, impegnarsi in un cammino di crescita personale che diventi testimonianza concreta. In questi giorni, lo abbiamo sentito sulla pelle: le sfide educative del nostro tempo sono molteplici, complesse, talvolta faticose. Ma abbiamo anche compreso che possono essere affrontate solo insieme, in comunità, in un percorso condiviso che sappia adattarsi alla vita concreta di chi cammina con noi, senza mai perdere l’attenzione e la cura per l’altro.
Essere educatori resta, oggi come ieri, un’avventura emozionante e appassionante. I giorni trascorsi a Riccione lo hanno confermato: momenti di incontro, confronto e spiritualità ci hanno ricordato che educare significa prendersi cura, rispettare, valorizzare, guardare con attenzione e tenerezza chi ci è affidato. Non siamo chiamati a essere perfetti, ma disponibili: disponibili a camminare insieme, nella verità di una vita che diventa piena solo se condivisa, nella responsabilità di chi sa che il nostro esempio conta più delle parole che pronunciamo.
Ripartiamo con la certezza che non esiste prospettiva più alta e più bella di quella di accompagnare, trasmettere valori, esperienze, amore. Torniamo alle nostre diocesi e parrocchie carichi di emozioni, di amicizie rinnovate e di nuove energie, pronti a continuare il cammino: sempre insieme, sempre verso l’alto.
E in fondo, questo è ciò che rende l’educazione un miracolo quotidiano: non il compito che svolgiamo, ma le vite che tocchiamo, i sorrisi che accendiamo, le mani che tendiamo. Ogni passo condiviso, ogni gesto di cura, ogni parola di incoraggiamento è un piccolo volo verso l’alto e verso l’altro. Siamo chiamati a sostenerli, uno a uno, con il cuore aperto. Così, camminando insieme, l’educazione non è più solo un impegno: diventa un volo condiviso, una cordata che si eleva, dove ciascuno sostiene l’altro e nessuno resta indietro. E in questa salita comune scopriamo che il vero premio non è la vetta raggiunta, ma la bellezza del cammino percorso insieme, passo dopo passo, verso l’alto.
Ciccio, vice presidente diocesano
e membro di equipe nazionale per il Settore Giovani
Greta, consigliera diocesana ACR
