MSAC

Scuola di Formazione per Studenti

Nei giorni dall’8 al 10 marzo si è svolta la SFS (scuola di formazione per studenti). Un’occasione per conoscere persone nuove e per portarci alla riflessione su svariate tematiche. 1802 studenti da tutta Italia che interrogano la realtà, poiché la SFS è un campo nazionale del MSAC che dura 3 giorni e che si ripete ogni 3 anni; quest’anno si è svolto a Montesilvano (PE). Questa è stata la VII edizione a cui hanno partecipato 15 studenti della nostra diocesi, compresa me.

GIORNO 1:

La giornata inizia con l’incontro di noi ragazzi della diocesi Cosenza-Bisignano all’uscita dell’autostrada di Cosenza, per prendere il pullman insieme ai msacchini di Messina e Mileto. Sul pullman abbiamo portato tutto il nostro entusiasmo cercando di coinvolgere tutti i presenti, pur non avendoci mai parlato. Arrivati a destinazione ci è stata data una cartellina e subito siamo andati a posare le nostre valigie nell’hotel che ci era stato assegnato, così da poter raggiungere velocemente il resto dei ragazzi al Pala Dean Martin, dove si è dato il via alla SFS. I ragazzi che avevano già avuto l’opportunità di fare un’esperienza con nazionale hanno avuto modo di rivedere le persone con cui avevano legato, invece gli altri hanno potuto fare nuove amicizie. Ad accoglierci sul palco c’erano, ovviamente, i segretari Adelaide Iacobelli e Lorenzo Zardi e i membri di equipe nazionale e, in un secondo momento, anche il presidente nazionale di AC Matteo Truffelli il quale si è espresso riguardo al lavoro dei giovani lasciando gli studenti con una massima in particolare: “È più importante avere belle domande che non credere di avere risposte”. La sera, dopo aver cenato, siamo tornati al ‘Pala’ per entrare nel vivo della SFS accompagnati da due ospiti: Fabiana Martini, giornalista e Andrea Monda, direttore dello “Osservatore Romano”. Insieme a loro sul palco c’erano alcuni msacchini che hanno risposto alle domande poste a loro dai due ospiti e, allo stesso tempo, gli ospiti hanno risposto ai quesiti posti dagli studenti. Con loro abbiamo parlato di informazione: hanno chiesto se nelle nostre scuole leggessimo il giornale e se gli studenti guardassero il telegiornale. Siamo arrivati alla conclusione che il più delle volte riusciamo ad essere informati grazie ai social e, di conseguenza, ci siamo chiesti come facciamo a capire se le notizie che leggiamo siano vere o semplicemente delle cosiddette fake news. Il direttore poi, parlando della stranezza che c’è nel vedere un adolescente leggere un giornale, si è espresso così: “Se un ragazzino gira con un giornale sotto il braccio, deve esserne fiero”.

GIORNO 2:

Sabato mattina, dopo esserci alzati e aver fatto colazione tutti insieme, ci siamo spostati al ‘Pala’ per ascoltare tre ospiti molto importanti: Roberto Battiston, presidente dell’agenzia spaziale italiana; Marie Terese Mukamitsindo, imprenditrice e fondatrice della cooperativa “Karibu”; ed infine Romano Prodi, professore, politico ed economista. Roberto Battiston ci ha parlato del cambiamento climatico, Marie Terese ci ha raccontato la sua emozionante storia mentre Romano Prodi ha parlato dell’Unione Europea. Alla fine dei propri discorsi ognuno di loro ci ha posto un quesito in particolare: “Cosa posso fare io?” – Roberto Battiston; “Chi è il tuo prossimo?” – Marie Terese; “Vuoi/Puoi essere italiano ed europeo?” – Romano Prodi. Ognuno di noi poteva rispondere a queste domande e porne altre agli ospiti, infatti alla fine della mattinata sono saliti sul palco alcuni studenti per dare le proprie risposte e ascoltare a loro volta le risposte degli ospiti alle loro domande. In questa mattinata si sono impresse nelle nostre menti delle frasi in particolare: “L’accoglienza, per me, è aprire e dire ‘eccomi’” – Marie Terese; “L’UE è nata per mettere assieme le differenze” – Prodi. Due affermazioni che camminano di pari passo. Alla fine dell’incontro siamo andati a pranzare in hotel e nel primo pomeriggio abbiamo iniziato le attività. Ogni partecipante era stato assegnato a due workshop per il pomeriggio. C’erano 12 workshop con temi di: dignità umana, sfida europea e questione ambientale. Io sono capitata in “migrazioni, come trasformano il mondo?” che era parte del blocco sulla dignità umana e “cambiamento climatico, fake news?” tra i workshop sulla questione ambientale. Tutti i workshop erano seguiti da due membri dell’equipe nazionale più un ospite. Nel mio primo workshop c’era come ospite il figlio di Marie Terese e quello del secondo era Simone Morandini, docente di teologia della creazione. Nel primo gruppo abbiamo fatto un’attività dove abbiamo dovuto creare le storie di alcuni personaggi che ci avevano mostrato, per poi scoprire quale fosse la loro vera vicenda. In seguito l’ospite ci ha raccontato la sua storia e, soprattutto, le sue esperienze nella cooperativa e ognuno di noi ha potuto rivolgergli qualsiasi domanda che ci passasse per la testa ed ascoltare poi le sue risposte. Nel secondo workshop, invece, ci siamo divisi in 9 gruppi per trovare una soluzione al cambiamento climatico in base all’ambito assegnato. Ogni gruppo ha dovuto scrivere una frase che racchiudesse la sua soluzione e poi presentarla insieme a tutte quelle degli altri per vedere quanto eravamo d’accordo con quello che era stato scritto. Il mio gruppo si è occupato dell’ambito: “responsabilità personale e comportamenti” e la nostra frase era: “Portiamo in alto la realtà, abbattiamo i muri dell’economia, alziamoci da questi divani e prendiamo in mano il nostro futuro dal sapere al fare”. Alla fine del workshop, Morandini ha commentato le varie soluzioni proposte e ha risposto ad alcune domande poste da qualche studente. La sera, dopo una cena trascorsa in allegria con ragazzi delle altre diocesi alimentata da canti e tante risate, siamo andati ancora al ‘Pala’ per la festa. Inizialmente la serata è stata animata da una band: i PopulAlma, che ci ha intrattenuto con la loro musica facendoci ballare, ridere e saltare. In seguito, c’è stato il momento di dj set che ha aumentato l’entusiasmo dei 1800 studenti.

GIORNO 3:

La mattina ci siamo ritrovati per l’ultima volta tutti quanti al ‘Pala’ per vivere il nostro ultimo giorno di SFS. Abbiamo iniziato la mattinata con la celebrazione della messa e dopo ciò si è tenuta l’ultima tavola rotonda con altri ospiti: Giancarlo Visitill, docente di lettere e giornalista; Cinzia Caggiano, ideatrice, fondatrice e attivista del fondo di Vito Scafidi, nonché mamma di Vito; Giulia Toffanin, responsabile del progetto “Scuter” dell’associazione “Acmos”; Blessing Okoedion, mediatrice culturale. Giancarlo Visitilli, dopo aver raccontato la sua storia, ha realizzato un’intervista incentrata sulle esperienze toccanti degli ospiti. La prima ospite a parlare è stata Cinzia, che ha raccontato la sua esperienza di un momento difficile della sua vita, ovvero la morte del figlio causata dal crollo di un pezzo di tetto della sua scuola. Cinzia ci ha spiegato che questo crollo è stato causato dall’indifferenza degli ingegneri che non hanno voluto spendere soldi in più per un materiale migliore, infatti lei si è espressa dicendo: “Non c’è prezzo per la vita umana!”. Giulia Toffanin, invece, ci ha parlato del progetto scuter, e Blessing Okoedion ci ha raccontato la sua toccante storia, lasciandoci una frase nella testa: “Come ci si può abituare a una vita di schiavitù con la consapevolezza di essere una schiava?  Qual è la via d’uscita?”. Infine con i segretari nazionali abbiamo tirato le somme di questo campo e tutti insieme abbiamo lanciato dei palloncini in aria in modo tale che ognuno di noi ne prendesse un altro da portare a casa per ricordarci dell’impegno che insieme metteremo per essere a servizio delle nostre città, dell’ambiente e dell’Europa. Durante il viaggio di ritorno, ovviamente, abbiamo cercato di riposare e di riflettere su questi tre giorni, ma la cosa che mi è rimasta impressa della fine del viaggio è la spensieratezza con cui tutti i ragazzi si siano messi a cantare a squarcia gola.

La SFS è stata un’occasione di formazione per studenti da tutta Italia riguardo tematiche attuali che ci interessano tutti i giorni. È un’emozione unica vedere così tanti ragazzi mettersi in gioco facendosi tante domande e dandosi qualche risposta grazie agli interventi degli ospiti e ai workshop. È veramente un’esperienza che fa provare tante emozioni diverse insieme che serve per riflettere e per conoscere tante persone nuove con cui confrontarsi.

Clara Bria