Formazione

… parole per la ripartenza!

Avete presente quando si spegne l’auto in salita e bisogna ripartire? Si prova a rimettere in moto per continuare avanti lungo la strada ma si ha sempre il timore di commettere qualche errore: dare troppo gas e perdere il controllo della macchina oppure lasciare troppo presto il pedale del freno e rischiare di tornare indietro. Però, quando non si è soli nell’auto ma si ha qualcuno accanto che ci da’ la sicurezza ed il coraggio di provarci, non sembra più facile ripartire?

Da oltre un anno e mezzo stiamo cercando di non fermarci davanti a questa salita ripida che sembra voglia toglierci il fiato, stiamo lavorando in tutti i modi per non bloccare la nostra Azione all’interno delle realtà dalle quali proveniamo. Ma ripartire a pieno ritmo talvolta spaventa e sembra faticoso e, quindi, si avverte il bisogno di non sentirsi soli e di ascoltare le parole di un buon amico. Allora ci si ritrova tutti insieme in uno stesso luogo, come non si faceva da tempo, con i sorrisi nascosti dalle mascherine, i pugni al posto degli abbracci e ci si chiede “di cosa abbiamo bisogno?”. A questo punto arriva quel buon amico, Luca, e porta con sé ciò che serve per ripartire.

Serve appartenersi, serve il sentirsi parte di qualcosa, di qualcuno. Il sentirsi parte del Corpo di Cristo, il sentirsi parte di una comunità, parte dell’Azione Cattolica. Appartenenza significa condivisione, che è la chiave per stare bene con l’altro. Quando si sta bene non ci si sente mai fuori posto e dobbiamo puntare allo stare bene per poter essere sempre “meno doganieri di fede a favore di una Chiesa più inclusiva”.

Abbiamo bisogno dell’Associazione e delle relazioni che sono nate grazie ad essa. Si tratta di amicizie che ci salvano e ci accompagnano nel nostro percorso di vita, sono amicizie forti perché radicate in Dio e questo ci da’ la forza nei momenti di confusione e perplessità, ci da’ coraggio perché quando non si è soli, si sa, che dove non arriva uno arriva l’altro poiché alla base vi è la fiducia reciproca, si cammina insieme perché l’altro mi migliora e mi perfeziona.

Necessitiamo di fantasia per poterci riorganizzare in maniera diversa da come eravamo abituati e anche se sembra difficile tornare a stare bene nonostante le distanze, la mascherina e l’igienizzante. Lo Spirito Santo anche stavolta ci indicherà cosa è meglio fare, l’importante è riconoscere e mantenere i valori che rendono unica la nostra associazione, saperli custodire pur mettendoli in comunione con gli altri. Non si può correre il rischio di stare chiusi ma bisogna essere pronti ad essere missionari.

Dobbiamo, poi, essere speranzosi così da poter continuare a camminare. Dobbiamo nutrirci di una speranza sana e convinta che contrasti la paura e che abbia come fondamento la Resurrezione di Cristo.

Serve riconoscere i segni, quelli che Dio ci mostra nella vita di tutti i giorni e imparare a leggerli con l’aiuto di un fratello. Per questo motivo l’esperienza formativa deve essere luogo privilegiato di discernimento, facendo sì che la nostra storia sia il luogo in cui Dio si manifesta.

E, infine, necessitiamo di una buona dose di gioia. Non si tratta di mera euforia ma di quella gioia che permane nel quotidiano, che siamo a casa, in ufficio o all’università, ricordandoci sempre che ogni momento vissuto o azione fatta è un servizio offerto a Dio. La gioia da’ senso all’essere credenti, dovrebbe essere la nostra nota distintiva che ci contraddistingue in ogni situazione, anche quella più problematica.

E allora ripensi: appartenenza, relazioni, valori, speranza, segni, gioia e ti rendi conto che questi possono essere i primi passi da cui ripartire. E ti senti grato. Grato perché ti ritrovi ancora una volta con in mano gli strumenti per continuare a costruire quanto di buono c’è da fare. Grato perché ti rendi conto di essere circondato da dei compagni di viaggio con la quale sentirti meno solo, compagni pronti ad affiancarti in ciò che si fa o a darti qualche dritta quando si è fermi con i lavori. Come ha fatto Luca, il buon amico che è arrivato da lontano con il suo sorriso e le sue poche ma importanti parole.

Azzurra Belmonte

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